Mezzomonte il nostro Everest

Partenza Everesting

La scalata a cui abbiamo deciso di partecipare in bicicletta, si chiama “Everesting”.  La sfida prende il nome dal monte Everest, la cima più alta del mondo, con i suoi 8848 metri d’altezza. Non serve andare in Nepal, è sufficiente scegliere una salita, percorrerla tante volte quante bastano per raggiungere un dislivello positivo almeno pari all’altezza del monte Everest. Ovviamente in una sola volta. Non è una gara, ma una sfida con sé stessi, che può essere portata a termine in solitaria o in compagnia, su salite dal dislivello prescelto. Noi siamo :  Roberto De Lucca, 54 anni di Pordenone e Roberto Furlan, 48 anni di Fontanafredda. La nostra sfida:  percorrere la salita che da Coltura di Polcenigo porta fino al paese di Mezzomonte, da ripetere 22 volte, percorrere 245 chilometri e per un dislivello complessivo di 8900 metri.

La preparazione

Mezzomonte

A partire dall’autunno del 2018 ci siamo preparati facendo ogni fine settimana dei giri lunghi di almeno 200 km che includessero anche un buon dislivello.  La preparazione era principalmente finalizzata alla partecipazione alla Veneto Gravel del 13 aprile 2019. Una gara in autosufficienza di 690 km a cui abbiamo partecipato, percorrendo la distanza in con 43 ore, senza dormire per 2 notti. Una volta affrontata questa gara abbiamo deciso di fare l’Everesting, consapevoli di essere preparati fisicamente e mentalmente per affrontare gli 8848 metri. Abbiamo scelto la salita di Mezzomonte perché è abbastanza corta, 5,5 km e con un dislivello di 430 metri. Abbiamo effettuato un test a maggio, un sabato mattina ripetendo la salita 10 volte, per un dislivello di circa 4000 metri. Verificato che la condizione era buona, abbiamo deciso di tentare l’Everesting. Il primo tentativo è stato fatto il 21 giugno con partenza alle ore 21. Purtroppo la pioggia incessante ci ha impedito di portare a termine la sfida e alla 15^ salita abbiamo dovuto interrompere il tentativo per tutelare la nostra incolumità. Abbiamo quindi riprogrammato la scalata perché non potevamo lasciare in sospeso quanto iniziato.


La sfida

Sabato 20 luglio alle ore 15.00 siamo partiti con il furgone, caricato le bici, il gazebo e tutta l’attrezzatura per preparare il “campo base”. Abbiamo posto poco dopo l’inizio della salita la nostra base per poterci fermare a rifornirci di cibo e di liquidi. Alle 16.00 siamo partiti puntualissimi e con andatura regolare e tranquilla abbiamo iniziato la nostra sfida. Ci siamo avvalsi della tecnologia in modo da mantenere la pedalata sui 200 watt e il battito cardiaco intorno ai 110 bpm. Siamo partiti in compagnia di alcuni amici che ci hanno accompagnato per alcune salite.  

Le difficoltà.

Siamo abituati a macinare chilometri e fare uscite con dislivelli importanti su giù per le montagne. Abbiamo valutato di fare una partenza pomeridiana per poter pedalare all’ombra e per sfruttare il fresco della notte. Sapevamo che il periodo compreso tra le 2 e le 4 di mattina sarebbe stato il momento più critico. A quell’ora i colpi di sonno sono davvero micidiali e quindi avevamo deciso che verso la 12^ salita ci saremmo fermati a bere caffè e bevande con caffeina per tenerci svegli. Proprio durante la sosta è scoppiato un temporale e quindi abbiamo fato un riposo forzato dall’1.45 alle 2.45. Non è stato facile ripartire con i muscoli raffreddati e nel mezzo della notte. Ci siamo riusciti perché la voglia e la determinazione di portare a termine la sfida erano superiori a qualsiasi difficoltà momentanea.  Abbiamo avuto compagnia dal pomeriggio di sabato fino all’una di notte e poi domenica mattina dalle 7 di mattina fino alla conclusione. Tutti gli amici e le amiche che ci hanno accompagnato ci hanno dato un gran sostegno. Il passaggio dalla notte al giorno cambia decisamente l’approccio mentale. Infatti, con l’arrivo della luce del sole sembra che le energie si ricarichino e tutto diventa quasi meno faticoso. Pedalare in montagna ha richiesto molta attenzione, soprattutto nelle ore serali e notturne, per la presenza di animali, che possono improvvisamente attraversare la strada, come per esempio cinghiali, caprioli o cervi.  Abbiamo fatto un bellissimo incontro con due bellissimi cerbiatti fermi a bordo strada e poco dopo forse con la loro mamma, che scappava dentro al bosco. Nonostante questi possibili pericoli in discesa, abbiamo scelto di pedalare la notte perché in estate fa più fresco, si sente meno la stanchezza e non vedendo la strada, tutto diventa meno monotono e ripetitivo.


Biciclette, nutrizione e idratazione

Abbiamo utilizzato le nostre bici da corsa, una Wilier con 50/34 + 11/32 e una Trek Emonda con 52/36 + 11/32. Abbiamo sempre pedalato in maniera agile con il 34 e il 36. Abbiamo deciso di mangiare frutta secca e frutta disidratata durante l’ascesa oltre a qualche gel e qualche barretta da assumere circa ogni ora.

Avevamo, inoltre, deciso di fare una pausa ogni 5 salite per mangiare e per un buon reintegro idrico. In media abbiamo bevuto una borraccia da mezzo litro ad ogni salita. Abbiamo sfruttato la fontana davanti alla chiesa di Mezzomonte, che era il punto di arrivo della nostra ascesa. Avere acqua a disposizione per bere, per rinfrescarsi e nelle ore più calde per bagnarsi è stato fondamentale.  Durante la sosta al nostro campo base abbiamo mangiato panini con prosciutto, fesa di tacchino e mortadella, formaggio oltre a datteri, fichi secchi, pancake con nutella e/o melata, crostata alla marmellata di albicocche e caffè. Abbiamo anche assunto degli integratori sciolti in acqua per il reintegro dei sali minerali.

La soddisfazione finale

La soddisfazione nel portare a termine un’impresa è davvero grande. Siamo molto molto contenti di aver raggiunto e superato il dislivello dell’Everest. Abbiamo portato la salita di Mezzomonte nella Hall of Fame dell’Everesting Italy e di Hells 500, i due siti che gestiscono e omologano tutte le sfide di Everesting, rispettivamente in Italia e nel mondo. Abbiamo raggiunto un traguardo impensabile, arrivando a superare 8.848 metri di dislivello tutti in una volta.  

Momenti

I momenti più belli sono quelli condivisi con gli altri. Siamo stati felici che dall’inizio alla fine della nostra sfida tanti amici e amiche sono venuti a farci compagnia in bicicletta oppure sono passati a darci un saluto.

I gestori dell’osteria Nuvolone a Mezzomonte hanno fatto il tifo per noi ad ogni passaggio, facendo il count down delle salite mancanti, e poi ci hanno gentilmente offerto da bere alla conclusione dell’ultima salita.

Un momento indelebile è stato verso le ore 5.00 della domenica mattina: fare colazione all’alba, mentre il sole sta sorgendo, immersi in un’atmosfera magica, con una vista spettacolare sulle colline della pedemontana pordenonese è stato davvero unico.

La prossima impresa

Ora ci godiamo la soddisfazione di aver raggiunto questo obiettivo. Sicuramente nei prossimi mesi penseremo a qualche nuova sfida. Siamo attirati dalle corse sulle lunghe distanze e anche dall’Everesting. Qualcosa faremo di sicuro. Non possiamo stare fermi. Abbiamo bisogno sempre di nuovi stimoli. Non possiamo stare senza le nostre biciclette e non ci accontentiamo di fare sempre le stesse cose. Abbiamo bisogno di muoverci. 

Meditalando

Ho iniziato questo blog senza presentarmi. Non ho nemmeno spiegato la scelta del nome Meditalando. Scusate!

La bicicletta è entrata nella mia vita 4 anni fa nel momento in cui ho deciso di cambiare radicalmente la mia vita e me stesso. Insieme abbiamo fatto tanta strada e le due ruote mi hanno accompagnato in questo lungo viaggio interiore alla ricerca di me stesso. Insieme abbiamo pensato, ripensato, esaminato, eliminato e ripulito tante emozioni e tanti pensieri. Stare in sella per ore mi ha insegnato tante lezioni. Ho imparato che l’equilibrio è fondamentale nella vita. Ho capito che se non si pedala non si va da nessuna parte. Ho visto che per cambiare punto di vista bisogna elevarsi. Ho fatto fatica a scalare le montagne, ma ho appreso che solo così si possono avere grandi soddisfazioni. Ho sentito nuove emozioni che mi hanno aperto il cuore. Ho ascoltato la mia voce interiore ed ho iniziato a seguirla. Ho sepolto tanti pensieri e sentimenti negativi. Ho toccato la vita con una nuova consapevolezza, imparando ad essere grato per tutto quello che mi regala. Ho stabilito nuove connessioni con persone speciali. Ho scoperto posti incredibili dentro e fuori di me. Ho liberato la mia mente per volare in alto. Ho conosciuto l’amore incondizionato e mi sono arricchito. Ho meditato, svuotato la mente e ricaricato la mente.

Non pensavo che la bicicletta potesse diventare lo straordinario strumento per cambiare la mia vita. Ora desidero condividere tutte le emozioni che provo quando salgo in sella e parto per un’avventura. Mi piacerebbe riuscire a farvi vedere, magari con qualche foto, dove vado. Farvi respirare l’aria leggera quando arrivo in cima a una montagna. Farvi ascoltare il silenzio. Farvi gustare il sapore della fatica. Farvi toccare le mie instancabili gambe che pedalando. Farvi inebriare dai profumi della natura.
Il blog sarà il mezzo per raccontare quindi ciò che accade dentro e fuori mentre sono in bicicletta. Per raccontare gli incontri, le persone, i luoghi e le connessioni che nascono. Faremo un’immersione nella vita, staremo in apnea per scendere in profondità per poi risalire su, per respirare e guardare dall’alto il mondo.

Io sono DLook, un randagio, libero, pieno di vita e con tanta passione. Vorrei contagiarvi e farvi ammalare di amore per la vita. Siete pronti? Mettete il casco. Salite in sella. Clack… Clack… Si inizia a meditare, pedalando…. Andiamo……

Se la strada potesse parlare

Mi ispiro al titolo di un film tratto da un libro scritto da James Baldwin “If Beale Street Could Talk” e che mi è piaciuto molto. Il titolo del film calza a pennello con quello che è successo ieri durante un giro in bicicletta.

Partenza ore 6.46. Clima gelido. È ancora buio. Esco ed inizio a pedalare. Non c’è nessuno per strada. Le gambe sono rigide e non girano.Siamo i 3 del team #paxxionbike : DLook, Mc4 e iHammers. Si pedala agilmente per cercare di scaldarci. Fa davvero freddo, le mani e i piedi sono quasi gelati. Siamo già belli carichi e iniziamo a scherzare tra di noi, come succede ad ogni uscita. Il primo obiettivo è arrivare a Vittorio Veneto alla nostra pasticceria per fare colazione. Intanto il sole si alza e sembra meno freddo. Si inizia a vedere la campagna tutta bianca di brina e appaiono anche le montagne. Sarà una giornata lunga e manteniamo un ritmo allegro ma non troppo. Arriviamo a San Giacomo di Veglia e imbocchiamo la pista ciclabile lungo il fiume Meschio. Sento che la bici mi sbanda e mi fermo a controllare. Ho forato. Ormai ho l’abbonamento. È la terza settimana consecutiva che buco. Avviso Mc4 e iHammers che ho forato e che farò il pit stop in pasticceria. La prendo sul ridere, ormai sono diventato un esperto nel sostituire velocemente la camera d’aria. Entriamo in pasticceria e lo sguardo si perde tra i dolci esposti come gioielli . Ognuno sceglie una pasta diversa e ci spostiamo verso la parte libera del bancone. Io e Mc4 ci divoriamo le brioche mentre iHammers è impegnato al telefono. È in arrivo la prima pazzia di giornata. C’è il krapfen alla marmellata di iHammers che aspetta di essere divorato ma lui è ancora al telefono. Un accordo veloce con la ragazza al banco che lo taglia a metà e il gioco è fatto. Vi immaginate la faccia di chi arriva al banco, con l’acquolina in bocca e trova solo le briciole e lo zucchero a velo sul piattino? È un momento esilarante per noi e le ragazze della pasticceria, un po’ meno per iHammers. Siamo proprio dei randagi! Ora mi tocca riparare la camera d’aria prima di ripartire.

Saliamo da Vittorio Veneto verso il lago di Revine. La leggera salita è piacevole perché ci aiuta a scaldare il motore. Oggi fa proprio freddo. Arriviamo vicino al lago e uno spettacolo si presenta davanti ai nostri occhi ancora addormentati: la superficie è completamente ghiacciata. Il sole si specchia e ci acceca. Uniti nel pensiero, deviamo per andare in riva al lago a fare qualche foto.

Lago di Revine

Lo spettacolo che la natura ci offre è davvero suggestivo e la fermata ci regala una bella emozione già al primo mattino.

Si riparte, passiamo per il centro del bellissimo borgo di Cison di Valmarino. Proseguiamo poi verso Miane e Combai. Stiamo per entrare tra le colline del Prosecco. Decidiamo di fare una sosta S. Stefano di Valdobbiadene perché iHammers non conosce l’osteria senza oste e la collina del Cartizze. Secondo me questo è il posto con la vista più bella sulle colline della zona di Valdobbiadene. Ci sono stato in tutte le stagioni e ogni volta rimango incantato a guardare il panorama.

Osteria Senza Oste

Siamo a Valdobbiadene ed ora di un buon caffè in piazza prima di andare a salutare Mario e Luciana, titolari del negozio Corazzin Bike. Ed è qui che decidiamo il fatidico cambio di programma. La decisione che renderà diversa la nostra avventura. Invece di andare ad Asolo decidiamo di andare con le gravel a pedalare sulle strade sterrate lungo il Piave. Lo spirito randagio sta prendendo il sopravvento. Arriviamo in negozio, Mc4 chiede una regolazione del cambio, iHammers trova i pedali per la gravel e io mi aggiro per il negozio. Chiediamo indicazioni per andare sul Piave e proseguiamo. L’essere passati da Mario e Luciana si rivelerà strategico per il seguito dell’avventura.

Andiamo in mezzo alle colline del Prosecco, pedalare in mezzo ai vigneti e con le strade imbiancate di neve ed essere baciati dal sole é bellissimo.

Arriviamo a Vidor e scendiamo verso il Piave. Il ricordo di quanto accaduto sulle rive di questo fiume ci incute un gran rispetto. Il fiume scorre silenzioso al nostro fianco mentre pedaliamo in mezzo alla neve e al fango. Dopo un po’ le biciclette sono ricoperte di uno strato di fango e dobbiamo fermarci a rimuoverlo. IHammers è impegnatissimo a pulire le ruote infangate con pezzo di ramo e quando decide di risalire in sella, accade l’imprevedile: il cambio si attorciglia e si spezza. Nooooo è l’urlo che sale dal Piave verso il cielo. IHammers prova a smagliare la catena per accorciarla e fare una single speed. Impresa ardua per il fango accumulato e tutto si complica poi per la rottura dello smagliacatena. Decidiamo di uscire dal Piave e mi offro di trainare iHammers. Due pedalate e si spezza il forcellino del mio cambio. Ora siamo in 2 a piedi a 60 km da casa. Mc4 inizia a ridere e cerchiamo di sdrammatizzare. Davvero una situazione tragicomica. Mc4 suggerisce di chiamare Mario del negozio, gli parlo e gli spiego la situazione. Si offre di venire dove siamo e portarci a casa per sistemare le catene. Ci troviamo sulla strada principale, Mario traina me e Mc4 traina iHammers. Grazie a Mario, le bici sono sistemate e con un rapporto fisso siamo pronti per rientrare. Non ci sono parole per ringraziare Mario e Luciana per la disponibilità, la generosità e l’ospitalità, due persone dal gran cuore.

Prima operazione lavaggio bici luride. Si riparte per tornare a casa. È stata una giornata lunga e impegnativa. Ma siamo soddisfatti. Siamo rimasti uniti e tranquilli per affrontare le emergenze. Abbiamo imparato in po’ di lezioni e sicuramente non ci dimenticheremo di questa giornata. In vista della Veneto Gravel davvero un bel test.

La strada ha parlato e ci ha fatto vedere oltre un semplice giro in bicicletta di tre amici.

Il caffè è una scusa

Cammino sul ponte, nascosto sotto il berretto rosso del Wisconsin e il cappuccio della felpa. Guardo le luci della sera che si specchiano sul fiume che scorre in silenzio. Sento un rumore familiare, mi giro e vedo una persona in bicicletta. È il mio amico. Non si accorge di me , lo lascio passare e poi lo chiamo. Riconosce la mia voce e si ferma. Ridiamo e ci salutiamo con un abbraccio. Ci prendiamo in giro per come siamo conciati e ridiamo ancora di più. Tiro fuori il telefono, voglio immortalare questo momento. Dovrei correre per un appuntamento ma il tempo si ferma. Ogni incontro nella vita non è mai casuale o banale. Quale sorpresa ha in serbo la vita per noi questa sera? Ci ha fatto incontrare sul ponte più bello della nostra città, alla fine di una fredda giornata. L’aria sa di neve anche se non è caduto ancora un fiocco. Camminiamo insieme parlando. Cerchiamo un luogo per stare insieme e condividere ancora un po’ la nostra amicizia. Arriverò in ritardo….. non importa…. Entriamo in un bar. Una barista ci accoglie con un bel sorriso incorniciato tra le labbra rosse. Sono distratto, come sempre. Una scritta sul muro contiene una frase bellissima. È sulla sulla parete di fronte al banco.

Estraggo di nuovo il telefono per catturare la frase e poi chiedo al mio amico di mettersi vicino al muro per includere anche lui nella foto. Ordiniamo da bere, beviamo, scherziamo come al solito con la barista appena conosciuta. La conversazione coinvolge anche l’altra barista, seduta su uno sgabello e appoggiata al bancone, come una cliente. Guardo l’orologio, sono in super ritardo. Non voglio andare via. Mi piace l’argomento e poi non voglio lasciare il mio amico.
Sono seduto al tavolo, è una riunione importante e devo comunicare una novità . Sento vibrare il telefono in tasca. È arrivato un messaggio, ma sto parlando. Chissà chi mi ha scritto. Mentre parlo ripenso all’incontro con il mio amico e penso alla frase sulla parete, cos’è il caffè. Sto esponendo i punti più importanti del mio intervento e sto sorridendo. Dovrei essere serio ma sono così felice che non riesco a controllare i muscoli del viso. Penseranno che sia pazzo…. In fondo lo sono e questo pensiero non fa che mantenere impresso sul mio viso un sorriso luminoso. Le parole escono veloci, scandite come le lettere battute sui tasti di una vecchia macchina da scrivere . Ho finito, ora si discute ma posso guardare il messaggio…. “Grazie ti voglio bene…… È il mio amico…..” Spero di riuscire a dirtelo”. Sento le voci, ma io sono di nuovo sul ponte, nascosto sotto il berretto rosso e il cappuccio della felpa. Sto aspettando il mio amico in bicicletta che mi deve spiegare cos è il caffè.